Chetogenica per atleti

Aumentare le prestazioni senza rinunciare al buon cibo

Le Gamberi food sponsor Basket

Ha senso parlare di alimentazione chetogenica per gli atleti? Anche se a prima vista sembrerebbe di no, in molti casi un' alimentazione chetogenica potrebbe essere utile per gli atleti; infatti vi sono moltissime evidenze sull'effetto di questo tipo di regime alimentare sul dimagrimento.

I meccanismi alla base di questo effetto non sono chiari ma si possono ipotizzare una serie di cause: una di queste è la suggestiva ipotesi che vi sia un vantaggio metabolico che potrebbe spiegare l'effetto importante delle diete chetogeniche sulla perdita di peso. Gli autori che sposano questa linea di pensiero ipotizzano che l'utilizzo, a scopo energetico, delle proteine nelle diete chetogeniche sia un processo "costoso" per l'organismo e che quindi possa portare ad uno "spreco di calorie". In una dieta molto povera di carboidrati il nostro corpo, infatti, ha bisogno nella prima fase di circa 60-65 grammi di glucosio al giorno che viene ricavato in minor parte (16%) dal glicerolo e per la maggior parte dalla gluconeogenesi delle proteine alimentari o tissutali. Il ruolo della spesa energetica per la gluconeogenesi nelle diete chetogeniche è stato confermato da diversi autori ed il costo di questo processo è stato calcolato essere circa 400-600 Kcal/giorno. Anche se non vi sono in effetti dati definitivi su questo aspetto. Un altro fattore da tenere in considerazione è l'azione dinamico specifica degli alimenti ora denominata effetto termico dei nutrienti (thermogenicresponse to food). Tale parametro calcola la spesa energetica che il nostro organismo deve sostenere per assorbire e metabolizzare i nutrienti. Tale spesa energetica ammonta, facendo una media della letteratura, a 7%, 2,5% e 27% delle calorie apportate da, rispettivamente, CHO, grassi e proteine. E' intuitivo che modificando i rapporti dei nutrienti potremo agire su questo aspetto della spesa calorica giornaliera. Un altro aspetto che recentemente sembra essere emerso è la minore influenza che sembrano avere le diete chetogeniche sui mediatori della fame (grelina) e della sazietà (PYY, CCK, ecc).; sembra infatti che le diete ipocaloriche provochino un aumento dei segnali di fame e riduzione di quelli di sazietà anche a distanza di mesi dalla fine della dieta mentre le diete chetogeniche sembrano influenzare in maniera minore questo scenario. Vi sono infine dati preliminari che sembrano indicare come le diete chetogeniche agiscano sul metabolismo abbassando il quoziente respiratorio (rapporto tra CO2 espirata ed O2 consumato) indicando quindi un uso privilegiato dei grassi rispetto agli zuccheri.
Riassumendo, possiamo quindi affermare che l'effetto sul calo ponderale delle diete VLCKD sembra essere causato da diversi fattori:

- riduzione dell'appetito grazie all'azione delle proteine e dei corpi chetonici , anche se il meccanismo di questi ultimi non è stato ancora ben chiarito

- minore influenza sui "segnali" legati alla fame ed alla sazietà rispetto alle diete ipocaloriche classiche

- riduzione dei meccanismi di liposintesi ed aumento dei meccanismi lipolitici

- diminuzione del quoziente respiratorio a riposo. Il quoziente respiratorio o QR rappresenta il rapporto tra CO2 prodotta e O2 consumato (CO2/O2); il QR degli zuccheri è pari ad 1, mentre per una miscela di acidi grassi è 0,7

- aumento della spesa metabolica causata dalla gluconeogenesi e dall'azione termica delle proteine

Ma come influiscono queste diete sulla prestazione?

Dieta chetogenica e prestazione di endurance

cibo per atleti

Ci sono pochi studi su dieta chetogenica e performance, in uno di questi Phinney ed i suoi collaboratori fecero seguire per sei settimane una dieta chetogenica. Dopo una settimana di dieta chetogenica il tempo di resistenza all'esaurimento sul readmill diminuì, ma venne riportato invece un significante aumento dopo sei settimane dalla stessa. In un ulteriore studio Phynney utilizzò dei ciclisti allenati come soggetti, per un periodo di 5 settimane. Il test di resistenza ad esaurimento al cicloergometro venne eseguito sia al termine della prima settimana di dieta eucalorica che alla fine della quarta settimana di dieta chetogenica.
Il test di resistenza al cicloergometro venne eseguito al 65% del VO2max. La media di tempo continuo di esercizio al cicloergometro fino all'esaurimento al 65% del VO2max fu di 147' al termine della dieta eucalorica e di 151' al termine della dieta chetogenica. E' da notare durante la seconda prova venne misurato un QR di 0,72, indicando un uso preferenziale dei grassi a scopo energetico. Questo lavoro storico suggerisce quindi come una dieta chetogenica possa aumentare il tempo di esaurimento durante una prestazione di endurance. Ma per avere questi effetti è necessario prendere in considerazione diversi effetti: 1) il tempo consentito per il cheto adattamento (deve trascorrere un certo periodo - 2,4 settimane, tra inizio del regime alimentare ed adattamenti fisiologici), 2) l'uso d'integratori elettrolitici necessario data l'esclusione di alcuni alimenti (3/5 grammi di sodio/giorno e 2/3 grammi di potassio/giorno), 3) la quantità di proteine assunte che deve essere adeguata (tra 1,2 e 1,7 grammi di proteine per kg di peso corporeo).

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